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Milioni e milioni
di pixel
Nel periodo a cavallo tra settembre e ottobre
2005 in cui, cercando la parola “pixel” su di un motore
di ricerca, si veniva catapultati in uno sconfinato elenco di
pagine i cui pixel erano, e sono tuttora, in vendita.
Questo indefinito numero di siti è la progenie di the
million dollar home page, idea dell’inglese Alex Tow
che ha suddiviso in 1000 pixelquadrati lo spazio contenuto in
una pagina web, mettendoli in vendita in blocchi da cento a un
dollaro al pixel.
Analizzandolo, lo strumento in sè non sarebbe neppure da
considerare - se non quale puro esperimento ludico visto il costo
– all’interno di una pianificazione pubblicitaria,
in quanto pagina poco interessante per i motori di ricerca. Per
l’utente di internet, difatti, pixel era una parola deflazionata
nelle ricerche on line.
“Era”. Perché artefice della fortuna del Signor
A.T. e della parola pixel è stata la stampa.
La prima volta che ho visto the million dollar home page,
ho sorriso e stringendo gli occhi ho valutato quanti tra casinò
on line, siti pornografici con o senza dialer ed altre fesserie
simili ci fossero rispetto ai pochi collegamenti ad attività
onorevoli.
Poi la stampa ha creato il “mostro”.
Nel rimbalzare da una testata editoriale all’altra, A.T.
ha lasciato in tutto il mondo una scia di fan emulatori che pazientemente
si sono creati la propria pagina da un milione di dollari al grido
“poca spesa, tanta resa”, nella speranza di accumulare
dollari su dollari come PdP.
Credo, però, che l’unico Paperone della situazione
sia il Signor A.T. che vendendo pixel alla sua stessa figliata
- ma non solo - ha fatto il tutto esaurito, anzi ha aperto il
prosieguo: la page2 e tre e quattro fino a dieci (solo
nella 2 è presente qualche collegamento).
Dico ciò perché nessuna pagina è come l’originale.
Piena davvero! Di quadratini colorati e di maxi inserzioni, di
curve femminili e di inviti a fare una puntatina alla slot, senza
regole di impaginazione o intenti comunicativi di qualsiasi sorta.
Il tutto lasciato in preda all’orda dei pixelomani.
Qualche istituzione del web ha dovuto cedere acquistandosi uno
“spazietto” nella storia di internet su qualche pixel-page.
Non potevano mancare proprio loro!
Già perché A.T. il suo pezzettino di storia di internet
lo ha scritto, almeno finché manterrà on line il
sito. Forse anche nella storia del marketing ha scritto qualcosa,
dimostrando quanto è forte il potere della stampa e della
comunicazione e trasformando un semplice sito in un evento più
che mediatico.
Anche in Italia sono nate molte pixel-page, prima tra queste “unmilionedidollari”
che, a differenza di tante altre, ha cercato di impostare questo
strumento su linee comunicative un po’ più alte,
escludendo pornografia, gambling, attività e contenuti
poco onorevoli, con una grafica ispirata alla banconota verde
e con inserzionisti interessanti.
Nevis Mite |